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.нєяє....se non ti perdi fai pure...
hallo! questo space è stato chiuso! mi dispiace ç__ç ma non ce la facevo a seguirlo.. per questo faceva schifo! xDD avevo spostato tutte le immagini di photobucket e non avevo nessuna voglia di rimettere tutte le immagini nello space per questo non si vedono più...
Allora... ho aperto invece un myspace. appena sarà presentabile vi darò l'indirizzo. addio! elois.eris
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miss yOu
Alla fine ti ha preso, Eh?
La nostalgia. La tua stanza È vuota come te... ...Piena solo di ricordi trasparenti...
Tutto il resto del mondo è un enorme nulla ...è tanto che ormai lo fissi, ma ancora non ne cogli il significato...
...perché non posso raggiungerti?
_Severus Piton_by erisIl mio nome è Severus Piton, casata degli splendidi Serpeverde, scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. Io non ho niente che non va. È il mondo, che non va, chiaramente. La vita non è giusta. La mia più grande e segreta ambizione è diventare un mago potentissimo, un mago che verrà ricordato per sempre per tutto quello che ha fatto, nel bene o nel male, questo fa poca differenza. La mia carriera potrebbe cominciare anche ora, date le mie strabilianti doti nelle Arti Oscure, in Pozioni e in Incantesimi. Ma per il momento… quello che mi “permette” di essere quel tronfio bastardo di Potter è, evidentemente, lo zimbello degli arroganti.
È emblematico come basti la presenza della mia Mezzosangue per cambiare la situazione. Peccato… Se io fossi stato il protagonista, sicuramente la mia Mezzosangue non avrebbe avuto bisogno di sentirsi offesa dagli sguardi di lui, perché se fossi il protagonista, Potter non esisterebbe. Ovvero, se esistesse, sarebbe un misero trecentesimo piano, l’ennesima inutile comparsa. Sfortunatamente(sotto questo unico punto di vista), non sono il protagonista. Ma non sono nemmeno la comparsa, purtroppo. Pare che non gli basti che io sia invisibile, razza di maiale. Potter, sei un rifiuto umano, perché ti permettono di scuotere quella dannata bacchetta come se la sapessi usare? Hai imparato gli incantesimi elementari(anzi, prenatali!) ed hai migliorato quelli, così da poterli lanciare a destra e a manca quando più vuoi e desideri. Non è che Potter sia speciale. È che nessun altro sa farlo. Tranne me, ovviamente, ma non riesco mai a controllare la rabbia che mi esplode dentro quando lo vedo, e questo mi limita. Dannato imbecille! Se solo non avesse quella faccia da perfetto arrogante, ma quella di quel topo di Minus, sarebbe molto, molto più facile prenderlo a botte! Un coglione del genere, un appendino da attaccare a Potter come un premio mica si trova dappertutto… Se lo porta appresso come un trofeino portatile. Quando ha bisogno di sentirsi un po’ più glorioso, lo sventola e gli piovono addosso applausi e gridolini eccitati. Potrei vomitare.
E quell’altro sfacciato di Black… Una vergogna per il resto della famiglia, gloriosi Serpeverde. Chiaramente non ha nulla di quel sangue, sembrerebbe abbiano scambiato le culle col fratello di Potter. Magari l’avessero fatto con un’Idra, così ce ne sbarazzavamo prima. Come se Potter avesse bisogno di altro splendore, il suo migliore amico è il mongoloide più popolare della scuola. Oh, il più affascinante, il più tenebroso, il più bravo, il più intelligente. Ohhhh, muoio d’amore…. Bleeeeaaahhhhhhhh…….. Rischio di spargere bile sui fogli… Non ce la faccio più, sto facendo un’ode a Potter e Black, la coppia di trogloditi più arrogante e presuntuosa che la terra abbia mai conosciuto sulla sua faccia dalla morte dell’ultimo scimmione primordiale.
E proprio gli occhi sulla MIA Mezzosangue! Certo… non posso dargli torto… ………la sua bellezza così effimera e così delicata, la linea perfetta delle guance, le labbra morbide, rosse, fiammeggianti come i suoi capelli, i suoi capelli lisci, luminosi, leggeri e profumati… E i suoi occhi… sono… sono, sono straordinari! Io… non passa giorno che a guardarla mi sfugge un sospiro, ogni volta mi stupisco a riscoprire una nuova sfumatura di verde che prima non c’era… Una nuova pagliuzza, una nuova pennellata, un nuovo riflesso, una nuova luce… Si, la luce… La luce che quegli occhi incredibili emanano è assolutamente… assurda… Ti manda in confusione, ti disattiva uno per uno i neuroni che ti sono rimasti, se ne hai ancora qualcuno in dotazione dopo aver ammirato il resto del volto… E credo di non essere più responsabile delle mie azioni… solo la mia timidezza ha frenato il desiderio ardente che mi vive dentro da quando l’ho conosciuta… una passione pericolosa, segretissima… solo a guardarla… Ha un corpo! È così snella e il suo portamento è così nobile! Cosa diamine ci fa nella casata degli sfigati… è così piena di luce e di gloria! La sua casata era quella dell’Oscurità Illuminata: era una Serpeverde. Quel cappello… chiaramente è stato per la sua bontà. È troppo evidente, è buona. È gentile, è generosa è… la mia Mezzosangue. È Mia. E lo sarà per sempre. Ovunque lei vada, i suoi occhi, la sua luce… Li ho rapiti e per sempre saranno dentro di me. Nel mio Patronus: il mio Patronus ha la sua forma. La forma del suo e la forma di lei. È una cerva. È Lily Evans.
end of primo capitolo è stata annullata anche bologna!!! STO TROPPO MALE!
Vorrei, ora, raggiungere il tuo volto chiaro, illuminato dalla fredda luce degli ospedali. Vorrei essere lì da te e consolarti, essere consolata. Vorrei parlarti con gli occhi, vorrei dirti che non importa se è saltato tutto, che l’importante è che siamo vivi e possiamo riprovarci. Vorrei poterti dire sinceramente che non importa. Che l’importante è averti ed essere insieme. Se fosse vero… «Hey, stai tranquillo. Loro lo sanno che non è colpa di nessuno. Non sono arrabbiate, sono solo dispiaciute. E comunque, le emozioni che non gli hai regalato ora, gliele regalerai più in là. D’altronde, tu hai fatto il possibile» E tu ti infiammeresti, mi urleresti: «Non è vero che ho fatto il possibile! Bastava un po’ di attenzione! E se ci fosse qualche dottore competente, sarei guarito e starei cantando!» E, per lo sforzo alla gola, ti metteresti a tossire e solo questo ti zittirebbe. E io mi metterei a piangere, nel vederti così affranto. Perché so quanto ci tieni. Perché so perché sei triste. Perché anche io sto piangendo e sto pensando a tutto quello che non succederà, a tutte le emozioni che mi sono persa. E so come si sentono le ragazze quando apprendono che ci sarà un vostro concerto e non potranno esserci. Quando vi guardano apparire in televisione e hanno presente di essere a miglia e miglia di distanza. E sanno che fra schermo e live c’è un abisso. Che vedervi, vederti, vedere te, Bill, dal vivo è un’emozione che poco altro può dare. Molto poco. Un’emozione che ho provato e che non vedevo l’ora di provare ancora. Un’emozione forte, coinvolgente, un’estasi e un’allegria che non conoscevo prima. La sensazione data dalla tua voce, dalle stesse vostre emozioni che ci trasmettete cantando e suonando. L’energia di Gustav, la passione di Georg, l’abilità di Tom, la tua… Non saprei. Io lo definirei amore. Si. Io penso che mentre canti, tu trasmetta il tuo più grande sentimento attraverso i suoni che ci lasci. Suoni meravigliosi, sentimenti che non vedevo l’ora di provare.
E che stavolta non sentirò.
Rette mich, bitte… Komm und rette mich. Sto morendo di dispiacere, Bill. E solo la tua presenza potrebbe farmi star meglio. E la consapevolezza di non poterti avere è ancora più dolorosa. Ma si può sentire così dolore? sE_iNcOnTrAsSi_uN:vAmPiRo... scRittO_iO!
JULIETTE
La strada era fiocamente illuminata da lampioni di un altro secolo, le vecchie scritte al neon oscurate dalle muffe. Le nuvole lontane, alte nel cielo, lasciavano trapelare un cielo notturno senza luna, e senza ricordi. La foschia sottile scivolava tra le gambe dei radi pedoni… Il rumore dei tacchi sull’asfalto rimbalzava sulle alte mura dei palazzi, tornava alle gambe svelte della giovane donna: percorreva la strada semibuia quasi correndo. Non per paura, ma per ritardo. Una ragazza sola, appena maggiorenne, una manager giovane e promettente, un lavoro impegnativo, consulenze serali ormai quotidiane. Davvero era sola? Una donna che, se scomparsa, avrebbe perso solo bellezza, talento e lavoro… E basta? Non c’era altro dietro a quella donna? Svoltò a destra, in una stradina completamente sgombra. Ormai neanche i rumori del centro distante si distinguevano più. La ragazza trasse una sigaretta dal pacchetto in tasca e la accese con una accendino nero. Quando rialzò lo sguardo, notò una figura in fondo alla strada, dalla parte opposta a lei. Una possente figura maschile. Effettivamente, per una donna vestita di mini rossa, top nero e alti tacchi, nascosti solo dal giaccone, sarebbe stato più prudente voltarsi di spalle e fuggire. Ma non provava paura. E il pensiero della riunione era l’unico ad occupare la sua mente. Era ormai a pochi passi dall’uomo: poteva riconoscere una lunga giacca scura, pelle diafana e livida spuntargli dal colletto alzato di una camicia candida. Il volto era in ombra, ma se ne coglievano i tratti spigolosi ed affilati; i capelli erano corti, nerissimi. Le labbra viola erano curvate in un leggero sorriso ambiguo… La ragazza aspirò un’altra volta. L’uomo si avvicinò ancora, finché non la raggiunse. La donna poteva avvertirne la tensione: anzi, non tensione… sembrava quasi di sfiorare un iceberg… Arrivato ormai a pochi centimetri da lei, le si fermò innanzi. Lei non potè fare a meno di bloccarsi a sua volta. La mano di lui le si avvicinò e lei rimase pietrificata. Le prese la sigaretta di bocca. «Il fumo fa male, piccola…» Mormorò una voce suadente e melodiosa, al volume minimo perché lei riuscisse a coglierla. Lo vide spegnere la sigaretta con le dita. «Nasconde il profumo originale…» Lei non si mosse. Lo vedeva in faccia e questo non faceva altro che distrarla ancora di più. Aveva occhi brillanti, di una qualche sfumatura rosso ardente che la fissavano assorti. «Qual è il tuo nome?» Chiese la voce profonda. La ragazza tornò in sé. Non era la prima volta che incontrava un uomo “maleducato”. Che fosse bello o brutto, lei aveva carattere e aveva sempre saputo opporsi. Su questo si basava il suo lavoro… «Ai maniaci non interessa il nome delle vittime» Disse con voce ferma, e fece qualche passo indietro; poi cercò di superare l’uomo. Inutile, la braccò di nuovo. «Hai ragione, non è detto che mi interessi saperlo, ma non è detto neanche che io sia un maniaco… Può anche darsi che io il tuo nome lo conosca già…» Continuava a parlare lento, misurato, come un pronto attore. «Dimmi prima il tuo» Fece lei rigida. Gli occhi dell’uomo lampeggiarono. «Non sta alla vittima, dettare condizioni… E non le è dato di sapere il nome del.. predatore…» L’ultima cosa che vide fu il sorriso malizioso sulle labbra viola. Poi sentì un colpo terribile al torace e sbatté la schiena contro il muro che aveva alle spalle. Il colpo le fece perdere conoscenza per qualche secondo. Quando riuscì a mettere a fuoco, vide le braccia di lui tese a sorreggerla per le spalle addossata al muro di pietra. Le sue mani erano una morsa d’acciaio freddo sulle sue braccia, anche attraverso la giacca. Sentiva il respiro glaciale, lento e pesante, premere sul suo viso. Eppure, non provava nessuna paura. «Juliette…» Lo sentì appena. Ebbe un tuffo al cuore. Era il suo nome. Lo aveva pronunciato con morbidezza. Sussurrandolo. Come se si fosse ricordato all’improvviso di lei. Alzò lo sguardo: a fissarla trovò due pozzi spalancati sulle fiamme dell’inferno, fiamme rosse di fuoco freddo. Ma l’espressione era dura. E piena di odio e morte. E non riusciva ad avere paura. Non riusciva a pensare a niente. Il volto pallido e spigoloso di lui era a pochissimi centimetri dal suo. Ma non aveva paura. Scostò per un secondo lo sguardo dalle pupille infuocate, guardò le zanne bianche che splendevano sotto le labbra livide arricciate, poi tornò ai suoi occhi, cerchiati da lunghe notti insonni. Si accorse che anche lui si era distratto, sul collo abbronzato di lei, sul suo petto scoperto dalla scollatura; poi tornò subito sui suoi occhi. E si accorse anche che erano passati parecchi secondi. E respirava ancora. Lo vide allontanarsi appena, chiudere la bocca. «Ti starai chiedendo perché sei ancora viva» Mormorò. «…Perché una tale bellezza dovrebbe concludersi in modo così brutale?...Juliette?» Proseguì ancora più piano, un sussurro con una sfumatura di ironia leggera. Lei lo sentiva appena. «… In realtà», rispose lei, senza distogliere lo sguardo dai suoi occhi di brace «mi chiedevo come una creatura così bella potesse essere anche così mostruosa» Anche lei mormorava. «Davvero?» Chiese lui, assorto in chissà quale sfumatura negli occhi di lei. All’improvviso, spalancò le fauci ed emise un ruggito spaventoso. Juliette esclamò sorpresa, ma non fece in tempo a riprendersi che due muscolose e gelide braccia le afferrarono i fianchi e la trassero via da terra. Tempo due secondi e il panorama intorno a lei era cambiato: si trovava sopra la città, sul tetto di un palazzo, forse quello cui era ai piedi prima. Un posto in mezzo al nulla. Le braccia si sciolsero dalla sua vita e sentì il corpo freddo di lui allontanarsi. Tornò a fissare i suoi occhi, ancora accesi e ardenti, e la paura svanì di nuovo. Lui aveva il viso distorto dal disgusto. «Non mi temi?» Ruggì con veemenza, mostrando i denti. «Non hai paura?». Lei non rispose. Lui, con un passo, le si avvicinò di scatto e le prese il collo fra le mani di ghiaccio, avvicinandoselo al viso. Juliette poteva sentire il soffio gelido delle sue parole sulla sua pelle: «Ed ora? Ora hai paura?». Juliette alzò una mano. Lui rimase pietrificato. Avvicinò lentamente la mano tremante al volto di lui, fino a raggiungere i suoi zigomi alti. Le sue dita sfiorarono la sua pelle gelata. La percorse un brivido. Lui si allontanò da lei, molto lentamente. Juliette poteva scorgere il timore nei suoi occhi cremisi. Rimase immobile a lungo. E, in quell’espressione improvvisamente molto vicina all’umano, Juliette scorse qualcosa, come se finalmente lo avesse riconosciuto… Lui se ne accorse. Fece un passo incerto verso di lei. «Juliette… Tu credi nei miracoli?» Chiese infine, molto piano; il suo sguardo divenne gradualmente più rosso cupo, sempre più acceso. Alla fine, la maschera di odio era tornata. Juliette vide un’ultima volta i suoi denti candidi brillare nel buio della notte. «Io no». _funeral song_The Rasmus_Funeral Song
I dumped you again inMyDreamS
REGOLE PER ESSERE UN BUONO NOBILI (tanto nn lo potete diventare!!!)
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